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  Sabato, 05. Luglio 2008

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1. Meeting di speleologia pugliese

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Archeologia e preistoria

Tra le molte abilità richieste allo speleologo c'è anche quella di sapersi trasformare all'occorrenza in archeologo. Le grotte sono infatti sedi privilegiate di informazioni sull'uomo antico e racchiudono situazioni particolarmente favorevoli per la raccolta e lo studio di tali informazioni. Lo speleologo dunque, a qualsiasi titolo svolga la sua attività, è investito a questo riguardo di responsabilità precise e delicate.

In tutta la sua storia, fino a tempi recenti, l'uomo ha utilizzato le cavità naturali a scopo di ricovero, stalla, dimora, sepoltura, ecc. .

Anche in assenza di frequenza stabile all'interno, spesso le cavità hanno funzionato da trappola naturale, assorbendo i resti e conservandoli; resti non solo umani o animali, ma anche ogni sorta di tracce della vita che si svolgeva nell'ambiente esterno; cosi troviamo preziosi campioni di paesaggi esterni scomparsi l'uno dopo l'altro.

La considerevole importanza delle cavità naturali per lo studio dell'uomo antico deriva da quattro fattori principali:

  • Poiché le cavità hanno sempre attirato uomo ed animali, è molto probabile che questi vi abbiano lasciato tracce, ed è probabile che queste tracce siano relativamente condensate nello spazio;
  • A causa dei processi di riempimento che interessano le cavità, ciò che è avvenuto o finito in grotta ha avuto più probabilità di andare sepolto e quindi di conservarsi;
  • e si è potuto conservare in successioni ordinate cronologicamente a causa delle stratificazioni che vengono originate dai riempimenti successivi;
  • evitando o riducendo l'azione degli agenti meteorici, gli ambienti di cavità conservano meglio i reperti.

Le cavità sono siti di facile individuazione, esattamente localizzati e circoscritti nello spazio, di conseguenza i loro depositi sono più esposti alla possibilità di scoperta ed indagine.

L'uomo utilizzò raramente le zone più interne delle cavità, o solo per motivi rituali, per lo più era scelta come sede stabile la zona d'ingresso o vestibolare, naturalmente più luminosa ed asciutta; tali aree potevano essere adattate e regolate termicamente mediante strutture di pelli su pali o simili. Quindi la presenza di manufatti in zone interne va intesa come deposito conseguente a erosione o trasporto svolto da acque che agirono su depositi archeologici esterni.
Non a caso si insiste sui depositi sulla terra come archivio delle vestigia dell'uomo. Solo in casi del tutto eccezionali le cavità possono rilevarsi interessanti su ci?òche portano sul loro involucro roccioso, cioè le pareti e la volta. Lo speleologo archeologo deve quindi abituarsi a vedere le cavità come deposito di riempimento.

I depositi di cavità vanno affrontati solo quando è necessario, possibilmente nell'ambito di programmi precisi e con la disposizione a dedicarvi molto tempo; ciò è ancora più valido se vi si presume un potenziale archeologico.

Chi si ritenesse nella necessità di procedere ad un intervento entro un deposito di grotta, deve seguire le precise modalità di scavo scientifico.

  • L'impostazione di uno scavo va decisa in base alle esigenze poste dal deposito e agli specifici problemi alla cui soluzione lo scavo è diretto.
  • Compito preciso di chi scava è quello di smontare un deposito in modo da capirne l'origine e il rapporto fra le parti, quindi un modo da poterlo ricostruire ed interpretare.
  • Il terreno di scavo deve essere delimitato e suddiviso in quadranti di m1 di lato al massimo, in modo da poter identificare il deposito in base a un sistema di assi cartesiani nelle tre dimensioni, e quindi poter riportare in mappa con la massima precisione la posizione di ogni singolo reperto.
  • L'opera manuale di scavo va limitata al minimo indispensabile e condotta da persone ben addestrate.
  • Anche in condizioni difficoltose il contatto con il terreno di scavo deve essere ridotto al minimo; calpestio ed alterazioni vanno evitate mediante impalcati o assicelle.

La caratteristica più originale e più grave di uno scavo è che si tratta di un metodo altamente distruttivo; esso deve quindi produrre la massima quantità di informazioni valide e tradurle in una documentazione razionale e permanente.
Vanno presi appunti e tracciati schizzi e piantine livello per livello (un livello ha spessore centimetrico), in modo da avere, alla fine dello scavo, decine di piantine e profili che traducano l'intero deposito e servano da mappa. In ogni caso, bisogna affrontare uno scavo tenendo presente che si distrugge qualcosa che andrà perduta per sempre, senza peraltro lasciarsi prendere da timori paralizzanti.

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