Abisso Cinese
E' una delle più interessanti cavità esplorate sul Promontorio.
Fu segnalata da alcuni componenti del Gruppo Speleologico di San Giovanni
Rotondo. Nella primavera del 1985 il Gruppo Speleologico Dauno, dopo numerose ed
impegnative disostruzioni, riusciva a scendere sino a quota - 85 metri dal p.c.
arrestandosi dinnanzi ad una frana che a tutt'oggi impedisce l'accesso ad un
ulteriore salto valutato sui 10-15 metri. Qui si avvertono forti risonanze e
correnti d'aria che si perdono in ambienti lontani e rappresentano i segni
inequivocabili di una sicura prosecuzione in profondità dell'abisso.
Avvicinamento
Strada carrozzabile S. Marco in Lamis-Cagnano Varano. Percorsi 5 chilometri
da Borgo Celano e giunti nel pressi del bivio che conduce in località Zazzano, è visibile un'ampia dolina (ubicata a sinistra della carreggiata) al cui fondo si
apre l'ingresso dell'abisso.
Descrizione
La cavità è un antico collettore ipogeo che drenava parte delle acque
provenienti dalla Piana di Montenero e che comunque ancor oggi in occasione di
prolungate precipitazioni meteoriche, svolge la funzione di inghiottitoio
attivo. L'abisso, per quanto oggi ci è noto, è costituito essenzialmente da tre
percorsi subverticali paralleli. Inizia con un pozzo profondo 10 metri la cui
parete SE è protetta da un muro costituito da pietre associate a secco
(realizzato in passato per evitare smottamenti del terreno della dolina che un
tempo era coltivato). Alla base del P. 10 si diparte un angusto cunicolo in
forte pendenza che immette, tramite una strettoia resa agibile dopo lunghi
lavori di disostruzione, nel successivo P. 15. Alla base si possono seguire due
vie di discesa che conducono entrambe, dopo 20 metri, ad un trivio (punto b). A
SE, si diparte una condotta freatica che dopo 15 metri diventa inaccessibile. A
nord un malagevole budello in breve con un P. 6 immette in una sala di crollo
(punto e) con numerosi arrivi e con fondo e pareti ricoperti da una consistente
quantità di argilla residuale. A NO, si apre una galleria scavata a pelo libero
che reca sul pavimento le tracce erosive del modesto rivolo d'acqua che la
percorre.
Tale galleria, dopo circa 15 metri, superato un piccolo dislivello verticale,
continua adorna di concrezioni stalattitiche e a medusa sino a sboccare, tramite
un P. 8, al punto e del rilievo (sala delle confluenze). Quindi prosegue
strettissima assumendo un andamento meandriforme e, dopo una netta svolta a
sinistra, si approfondisce di alcuni metri con un pozzetto in fessura dal fondo
allagato. Oltre, superata una vasca poco profonda ed un sifone temporaneo, la
galleria immette in un ambiente reso angusto dall'abbondante concrezionamento,
che in breve conduce ad una saletta in cui s'apre un P. 10. A metà pozzo,
un'ampia cengia segna l'inizio di uno stretto meandro che dopo 10 metri diventa
impraticabile (è questa l'antica via seguita dal torrente sotterraneo). Al fondo
del P. 10 una strettoia pone fine per il momento all'esplorazione, a quota - 83
metri di profondità ed a circa 778 metri s.l.m. (punto q).
Tornando alla base del P. 15, a 80 si diparte un'altra via che dopo un P. 6
ed un P. 13 conduce, tramite uno stretto passaggio tra la frana, al punto d del
rilievo. L'esplorazione di questa grotta ha confermato resistenza di una zona di
scorrimento vadoso di apprezzabile complessità, oggi solo parzialmente
percorribile a causa dei notevoli depositi di riempimento che l'interessano.
Da Guida alla speleologia del Gargano di Carlo Fusilli e Paolo
Giuliani.